Guerra Sociale

Dal 91 all’89 a.C. il territorio abruzzese fu teatro della guerra sociale combattuta dalle popolazioni italiche contro Roma. Gli Italici, riuniti in assemblea sulle pendici del monte Aquileio (oggi Queglia), tra Pescosansonesco e Corvara, sancirono una alleanza a sostegno della loro richiesta di cittadinanza romana negata. Elessero la vicina Corfinio a capitale della Lega che si denominò Italica, e si dettero un ordinamento giuridico e amministrativo ricalcato  su quello romano. Coniarono anche monete con effige e la scritta “Italia”.

Le sorti della guerra furono dapprima favorevoli ai popoli abruzzesi al comando del marso Quinto Poppedio Silone ma, dopo una concessione parziale e condizionata delle richieste italiche da parte di Roma, la Lega si incrinò. Indeboliti da defezioni, gli italici d’Abruzzo furono ripetutamente sconfitti da Caio Mario.

La guerra fu perduta, ma l’obiettivo raggiunto perché pochi anni dopo Roma pensò bene di estendere la piena cittadinanza a tutti i popoli italici.

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